La Giarina

11 FEBBRAIO – 6 MAGGIO 2023  

FLUXIDEA – ANDREA BIANCONI E I FLUXARTISTI

ANDREA BIANCONI E I FLUXARTISTI: GEORGE BRECHT, GIUSEPPE CHIARI, JEAN DUPUY, KEN FRIEDMAN, DICK HIGGINS, RAY JOHNSON, MILAN KNIZAK, BEN VAUTIER, BOB WATTS
A cura di VALERIO DEHÒ

“Viviamo in un’epoca di superlavoro e di sottocultura;
un’epoca in cui la gente è talmente laboriosa
da divenire stupida”
– Oscar Wilde 

Un artista contemporaneo incontra un gruppo di Fluxartisti storici in una mostra che non è fatta solo di storia ma anche di tanta attualità. Andrea Bianconi, artista ormai consacrato a livello internazionale, ha creato una serie di disegni in cui l’elemento casuale, provocatorio, dadaista si intreccia alla sua poetica della parola. Bianconi scrive con e per le immagini. Il suo recente libro Manuale per esercitare la propria stupidità dedicato all’ebetudine voluta e ricercata come forma di reazione alla violenza della ragione (di stato o meno), sta diventando un libro indispensabile per riflettere sulla funzione dell’arte. Del resto anche i Fluxartisti presenti in mostra che sono parte integrante della storia della Galleria La Giarina, hanno sempre predicato l’essenzialità dell’irriverenza e dell’assurdo per comprendere il mondo attorno. Bianconi ci vuole ricordare, anche andando indietro al Discorso sulla stupidità di Robert Musil, che essere stupidi volontariamente probabilmente evita di diventarlo involontariamente. In fondo l’essere diversi, l’essere artisti, consente anche delle libertà più ampie, come quella di rivelare che il non sense spesso apre molto di più la mente di un discorso cartesiano. Non vogliamo ricordare l’Elogio della follia dell’umanista Erasmo da Rotterdam, ma viene quasi spontaneo. Allora il legame di sangue di Bianconi con il dadaismo apre le porte anche alla coesistenza con i Fluxartisti, nel nome di una discendenza comune e anche di una pratica artistica che non vuole ripetersi e isolarsi, ma aprirsi al pubblico in modo dialettico e paradossale. 

Per questa mostra sono stati scelti artisti e opere che hanno usato la parola, immagini e parole o solo testi-immagine. È stato anche inserito Ray Johnson fondatore della Mail art, prima arte veramente relazionale, in quel 1962 in cui nasce anche Fluxus e la Poesia visiva del Gruppo 70. Quindi “Fluxidea” è una mostra anche da leggere oltre che da guardare, un modo per uscire dall’abisso di immagini in cui cadiamo tutti i giorni quando accendiamo il nostro amato e insostituibile smartphone. Ben Vautier o Jean Dupuy hanno dedicato alla scrittura gran parte del loro lavoro artistico, ma opere straordinarie sono anche quelle di Giuseppe Chiari, musicista e artista visivo unico italiano del gruppo Fluxus, Ken Friedman o Bob Watts, oppure il boemo Milan Knizak con la sua Destroyed music, gesto violento opposto al perbenismo e al ben pensare. E certamente la parola è stata fondamentale nel lavoro dell’americano Dick Higgins, artista e teorico di Intermedia, fondatore di una celebre e irripetibile casa editrice come Something else nel 1963 a Manhattan. 

“Fluxidea” è quindi una mostra che rivela la coscienza “storica” di un artista contemporaneo come Andrea Bianconi e la contemporaneità di artisti storicizzati come i Fluxus. Oltre alle opere saranno presentati dei video, uno dal titolo Ultra positiv realizzato con vari spezzoni di registrazioni effettuate da Andrea Bianconi in giro per il mondo dal 2015 al 2021, nei vari luoghi internazionali in cui ha lavorato. E insieme verrà presentata una breve antologia Fluxus anche per collegare il pubblico nel clima della mostra.  

Valerio Dehò

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