I DOPPI E I FLUIDI

MOSTRA n.89
TITOLO MOSTRA: DOPPI E I FLUIDI
ARTISTA: FRANCESCO TOTARO
PERIODO: 4 DICEMBRE 2004 – 5 FEBBRAIO 2005

La situazione in cui si inscrive la riflessione pittorico-digitale di Francesco Totaro, nella mostra che si inaugura il 4 dicembre a Verona, è quella da cui sono uscite, negli ultimi anni,
le novità più significative del dibattito sull’immagine. Totaro – preso da una rimozione negativa nei confronti dell’appiattimento totale in cui versa la ricerca sull’immagine digitale e soprattutto irritato dalla facilità con cui gli esecutori di banali programmi raggiungono il plesso dell’icona – ha sviluppato una pratica gestuale che, relazionandosi con la tecnica dei fluidi, dei teatrini delle finestre scoperte dell’immagine e dei ritratti, cerca di aprire una dimensione diversa nella costruzione della superficie, consegnandoci i tratti più reconditi della sensazione e della visione.
Cosa cerca, effettivamente, l’interrogazione di Totaro? Mediante un’accettazione scettica del programma digitale e una messa in discussione della totalità numerica dell’immagine, Totaro cerca di attraversare la digitalità con un gesto pittorico soggettivo. Una sorta di ribellione alle potenzialità diagrammatiche della macchina, le quali ormai – tramite una massificazione a tappeto del tessuto sociale delle arti visive – ripropongono in chiave postmoderna quelli che sono i postulati o le costrizioni da infrangere, nell’appiattimento del sistema binario “0-1”.
Le opere si pongono, in questo modo, attraverso un sistema di rappresentazione e di de-rappresentazione: la fotografia ritrae i volti con una sorta di zoomata che
ingrandisce i dettagli della figura e poi li stempera; il soggetto viene quindi fissato nell’atto del suo muoversi; poi intervengono gli elementi de-figurativi, che tendono a de-comporre l’azione, consegnandoci il doppio del ritratto, qualcosa che si modifica con l’azione umana e invita lo spettatore dentro l’immagine. A partire da qui, i doppi tecnici sono amplificati: da una parte si vedono gli acrilici e gli smalti su tela e dall’altra le stampe digitali su forex. L’accoppiamento tecnico si è così moltiplicato: i ritratti (de-tratti), i teatrini (de-teatralizzati) e i fluidi agiti nell’eccesso e nella tensione astratta si mimetizzano, lasciando davanti ai nostri occhi la sorpresa informale del processo, del procedimento, dell’azione che aspetta di collegarsi senza interruzione a qualcos’altro. Una de-formazione (o de-formattazione) del corpo infinita!