LA MATERIA DEL SILENZIO

Mostra n. 140 

TITOLO: LA MATERIA DEL SILENZIO

ARTISTA: VASCO BENDINI

A CURA DI: VALERIO DEHÒ

PERIODO: 11 GIUGNO – 24 SETTEMBRE 2022  

INAUGURAZIONE: 11 GIUGNO 2022, ORE 17.00 – 20.00

SEDE ESPOSIZIONE: LA GIARINA ARTE CONTEMPORANEA (Via Interrato acqua morta 82, 37129, VR)

ORARIO: DAL MARTEDÌ AL SABATO 15.30 – 19.30 (E SU APPUNTAMENTO) 

CATALOGO VANILLAEDIZIONI IN GALLERIA 

Nell’anno del centenario della nascita di Vasco Bendini (Bologna 1922 – Roma 2015) La Giarina Arte Contemporanea intende rendergli omaggio con una mostra, La materia del silenzio, a cura di Valerio Dehò, che ripercorre attraverso una selezione di opere significative la sua intensa attività artistica dagli anni Cinquanta agli anni Duemila.

L’intera opera di Vasco Bendini è stata studiata e seguita soprattutto negli anni ‘50-‘70 dai critici d’arte più importanti del periodo. Si può dire che la sua “fortuna critica” sia di valore eccezionale se non unico. Il rischio di ripetersi nello scrivere oggi di uno dei più grandi artisti italiani del Novecento, è abbastanza facile, ma la lettura del suo lavoro merita considerazioni che riescano anche ad uscire dalle insidie della diacronia. Ragionare attorno al suo lavoro in termini relativi e non assoluti, è un errore che non ha senso percorrere. Per questo riprendendo alcune motivazioni che vanno da Calvesi, sicuramente il critico che lo ha compreso subito, fino a Bruno Corà in tempi recenti, è sorprendente come la poetica di Vasco Bendini sia rimasta una sorta dioggetto misterioso, un’opera aperta, che non ha mai voluto rivelarsi a soluzioni sicure, a letture definitive. Ciò denota da un lato l’impermeabilità del lavoro a soluzioni definitorie, dall’altro anche il diverso approccio verso l’Informale, inteso in senso lato come aniconicità o Art autre Informel Non figurative art, che ancora resta un problema storiografico aperto. Si vuole affermare che Vasco Bendini è stato un artista che si è posto il problema dell’espressione, del diaframma tra il nulla e la materia, della gestualità come presenza dell’atto del dipingere anche senza gli strumenti tradizionali della pittura. La sua opera è un crocevia di esperienze, ha vissuto e rivissuto le esperienze dell’Informale internazionale e del post-Informale, come un campo invaso dalle erbe che periodicamente bisogna bonificare per renderlo di nuovo fertile e per farlo crescere.

Vasco Bendini di per sé non ha limiti. La sua pittura tende a ricoprire il mondo e a impossessarsene. Nessun sapere potrebbe resisterle e opporsi. Da elemento di espressione e di liberazione, può eccedere ogni limite e proporsi come una costruzione dell’universo, come riproposizione del magma originario o elemento di affioramento di una coscienza estetica. Per questo il coinvolgimento delle sue opere ha bisogno dell’immersione in un liquido creativo in cui ritemprarsi e forse rinascere. Affiora l’esperienza del Sublime, la si percepisce come emozione che ci pervade e stordisce. La profondità è un risalire nella scala temporale, cercare di immergersi nella pittura per trovare il senso dell’origine, il punto di inizio di una scelta individuale che si riflette nell’essenza stessa del dipingere al di là delle tecniche e dei linguaggi. L’espressione come limite dell’Io e nello stesso tempo come cominciamento di un’avventura estetica che è condivisione, squarcio, apertura dell’Io agli altri e al mondo.