THEATRUM

Mostra n. 130
TITOLO: THEATRUM
ARTISTI: CLARA BRASCA, ERNESTO JANNINI, ADRIANO NARDI
A CURA DI: LUIGI MENEGHELLI
PERIODO: 19 MAGGIO – 15 SETTEMBRE 2018
INAUGURAZIONE: SABATO 19 MAGGIO, ORE 18.30 – 21.00
SEDE ESPOSIZIONE: LA GIARINA ARTE CONTEMPORANEA, VERONA

ORARIO: DAL MARTEDì AL SABATO 15.30 – 19.30 (E SU APPUNTAMENTO)

“Se il teatro ha una funzione è quella di rendere la realtà impossibile. Non mi interessa la riproduzione della realtà sulla scena. Mi interessa il contrario, difendere la scena dalla realtà, portare in scena un’altra dimensione, un altro spazio, un altro tempo”. Così scriveva il drammaturgo tedesco Heiner Müller. Ma cosa succede se questa “scena teatrale” viene portata in una galleria d’arte e se sipari, tende veneziane, fondali dipinti prendono il posto di quadri, fotografie, sculture? È il teatro che sparisce nello spazio espositivo o lo spazio espositivo che si teatralizza? È la macchina scenica che sperimenta la dimensione dell’arte visiva o l’arte che si rifà alle regole dello spettacolo? Ma perchè non pensare a dei rapporti fecondi, fluidi, interconnessi tra i due linguaggi? In fondo le avanguardie storiche e la successiva stagione degli happening e delle performance hanno portato a palcoscenici fuori dagli spazi canonici: nelle strade, nelle piazze, nella natura. Mentre l’arte si è fatta sempre più scenografica, comportamentale, capace di immaginare e sperimentare nuovi mondi possibili: di creare opere-eventi, luoghi-eventi che si connettono tra di loro.

Così la mostra “Theatrum” non intende portare in galleria le componenti classiche del luogo teatrale (palcoscenici, quinte, “golfi mistici”): non si sofferma ad analizzare il funzionamento dell’apparato scenico, smontandone gli ingranaggi e studiandone le possibili varianti. Ma fa delle proprie stanze un teatro, un mondo a parte, una combinazione di maschere, specchi, doppi fondi. E ne sono una chiara testimonianza i lavori dei tre artisti in mostra. Lo sono le grandi carte di Clara Brasca, in cui sembrano coesistere sulla stessa superficie materia e smaterializzazione, ritratti ideali che vengono dalla profondità della storia e fregi che rigenerano, restaurano il perduto, per fargli riprendere il volo (la vita). Ma lo è anche il grande sipario di Adriano Nardi (“Teatro di guerra”), dove l’artista romano cerca di dar corpo a un’immagine tenebrosa della distruzione della città di Goutha in Siria. Qui lo sguardo dà l’impressione di scavare letteralmente nella materia e la pittura di farsi tormento, interrogazione, rottura. Tanto che l’energia del gesto pareggia le nozioni di scena e tela, di pittura e teatro. Più complessi gli interventi di Ernesto Jannini che opera sul concetto di “soglia”, come volesse evidenziare quel “non-luogo” che rimane sempre il teatro, quell’ altrove che ha a che fare con il sogno o con l’inconscio. Egli dipinge una sorta di teatro delle marionette (“Gran Torneo”), avvolto da un sipario semovente o un viso su tavola con davanti una tenda veneziana (“Pulcinella robotico”). Egli ama il bilico, lo sbilanciamento, il limite, al di là del quale può avverarsi qualsiasi avventura, supplizio o frode.

Ma si dirà: nessun testo, nessuna regia, nessuna scenografia può sostituire la presenza fisica dell’attore. Il corpo è l’essenza stessa del teatro. Esso si agita, è vivo, fino a quando la rappresentazione ha luogo. Ma davvero, se manca la recita, tutto diventa museo, arredo, cornice? Davvero se si spengono le “luci della ribalta”, tutto si arresta e rientra nei territori del banale e del quotidiano? O non si realizza piuttosto un inatteso sortilegio: e cioè che lo spettatore diventi attore, che colui che ascolta nel buio della platea, s’inventi parole segrete, movimenti enigmatici, occhi turbati? Non guarda e insieme è guardato? Non entra ed esce, pure lui, dallo spazio della recita? Non si trasforma in un “personaggio in cerca d’autore”? Allora forse “sperimentare” in galleria, è già rito teatrale, atto performativo, esibizione scenica.

 

THEATRUM

 30.06. 2018

h 19:00, presentazione del catalogo.

A seguire una breve pièce teatrale

“I Canti di Eso” di Ernesto Jannini

artisti

CLARA BRASCA

ADRIANO NARDI

ERNESTO JANNINI

 a cura di

Luigi Meneghelli

 Sabato 30 giugno (ore 19) verrà presentato alla Galleria La Giarina il catalogo della mostra “Theatrum” a cura di Luigi Meneghelli, che resterà aperta fino al 15 settembre 2018.

Le opere esposte si rifanno tutte a quello spazio magico e insondabile che è il teatro. Ma senza volerne svelare i segreti, quanto invece per togliere il velo di complicità e di abitudine che di solito ci offusca la vista e spiegare, aprire lo sguardo su tutto quel che compare su un palcoscenico: sipari, fondali, quinte, doppi fondi. I tre artisti in mostra (Clara Brasca, Adriano Nardi, Ernesto Jannini) sembrano allestire una sorta di scenografia in cui non si danno vere azioni, girotondi di parole e di personaggi. Ma è proprio questa scena che rimane vuota a offrirci l’idea di un cantiere pronto ad essere vissuto, abitato, di una costruzione aperta ad accogliere infinite storie e destini.  È così con le grandi carte di Brasca, su cui l’artista dipinge “volti ideali” di donne che rimandano alle protagoniste delle tragedie greche: Antigone, Medea, Elettra. Ed è così anche con il grande “sipario” di Nardi con l’immagine della distruzione di Goutha (Siria), ottenuta attraverso una pittura sincopata, straziata.

Più stratificati gli interventi di Jannini, giocati sul concetto di “soglia”, dove ogni scena diventa un non-luogo, uno spazio in cui la visione è differita da veli e tendaggi (“Gran Torneo”, “Pulcinella robotico”). I suoi lavori sembrano evidenziare davvero quel particolare movimento di familiarità e distanza, avvicinamento e separazione che contraddistingue anche il linguaggio teatrale. Ma in un video egli arriva perfino a servirsi di un immagine della Storia dell’Arte (e precisamente del “Cristo morto con quattro angeli” del Bellini): qui con un ago penetra la ferita del Salvatore, quasi a simboleggiare la volontà di toccare il sacro, l’inconoscibile.

A chiudere l’incontro sempre Jannini darà vita ad una performance dal titolo “I canti di Eso” (dove Eso sta per “Ente sonoro”). Accompagnandosi con la chitarra egli parlerà di riti, di danze, di cacce, di pitture che attraversano i secoli. Ma senza badare al ritmo narrativo, quanto alla voce che si fa, via via, respiro, melodia, “azione verbale”. In una parola, suono che si espande, diventando pensiero sulla vita, rito iniziatico, incantamento.

Di seguito il link per accedere al catalogo:

Theatrum catalogo